La Nascita Sacra di Vischio

Pubblicato da giorgiagiacomini il

Nascita Sacra

Inauguro con questo racconto la rubrica “Storie di Nascita Sacra”, per poter condividere la mia esperienza come Ostetrica e Sacerdotessa della Nascita.

La mattina del 22 marzo alle 8.55 apro gli occhi, alle 8.58 mi arriva un messaggio di Altea: 

“Le porte si sono aperte. Alle 2 le acque si sono rotte che neanche il Nilo… contrazioni sporadiche, chiamami quando puoi…” 

L’ho chiamata subito… 

Sono arrivata con calma, l’ho visitata, ma il travaglio in effetti non era ancora iniziato, il bimbo stava bene, ma le contrazioni erano molto lievi e irregolari, con lunghi periodi di pausa. 

Quindi sono tornata a casa e siamo rimaste in attesa… La sera, dopo cena siamo tornate tutte e due le Giorgie ma non era cambiato niente, quindi io e Gio decidiamo di andare a dormire a casa mia. 

La mattina seguente è un altro messaggio a svegliarci…
Altea aveva le contrazioni regolari ogni quarto d’ora dalle 2 della notte. 

Torniamo nella magica casetta e, sì, il travaglio era iniziato, la dilatazione era sui 6 cm. 

Era iniziata la magia… Altea era serena e tranquilla, si è fatta un bel bagno dentro la vasca, ogni tanto faceva una passeggiata fuori nel giardino, o facevamo due chiacchiere nell’ingresso… poi gradualmente è iniziato un 

desiderio di raccoglimento, ed è rimasta in camera, sul letto, davanti al loro altare del Dio e della Dea… 

Concentrata, respirando, vocalizzando, visualizzando l’aprirsi del proprio corpo… in perfetto contatto con il proprio interno e con il bimbo. 

Licustro, il suo compagno le era vicino ed è stata una presenza costante, forte e serena. Con noi c’era la sorella di Altea, laureata in medicina, che osservava con rara (parlando di medici con cui io ho avuto esperienza) apertura di cuore e di mente la nascita a casa del suo nipotino…una presenza femminile importante per Altea, silenziosa ed empatica come solo una sorella può essere… 

Quando Altea lo desiderava, a volte cantavamo insieme dei mantra o solo li ascoltavamo allo stereo, o suonavo la mia Grande Madre (un ocarina di terra cotta), o semplicemente stavamo tutti lì, presenti, in meditazione e in connessione con l’energia di quel momento. 

Ogni tanto ascoltavamo il battito del cuore di Vischio che galoppava incurante. 

A volte delle paure e dei dubbi passavano nella mente della mamma, e io vedevo i suoi occhi rivolti verso di noi che si saziavano anche solo vedendo il nostro essere lì, presenti e tranquille. Già questo bastava per rassicurarla, o al massimo qualche parola di incoraggiamento. 

Dopodiché è iniziata la fase del combattimento… 

Altea si è immersa profondamente nel suo combattimento personale. 

Il combattimento con la Morte, la morte della ragazza che era stata fino a quel momento, e la nascita della mamma. 

In questa fase arriva la paura di non farcela, di non poter sopportare altro dolore, la voglia di fuggire. 

Questo combattimento si vince solo in un modo: accettando di morire, l’accettazione di quella morte per far emergere la Vita… la nascita, del proprio figlio, e dell’essere madre… 

Dopo questa accettazione sono arrivate loro… lentamente, all’inizio quasi irriconoscibili, ma poi piano piano sempre più chiare e forti… le spinte! 

La stanza era calda e densa dell’energia che accompagna ogni bimbo che viene al mondo, l’Amore Universale. 

Altea era una tigre!
Non dimenticherò mai la sua voce che ruggiva “Ora voglio essere solo un corpo che spinge!!!”. 

Era concentrata e potente, solo lei sa quanto… Si è sistemata sullo sgabello con Licustro dietro che la sorreggeva, io davanti pronta a raccogliere il nuovo arrivato, Giorgia e la sorella una di qua e una di là, che le sostenevano le gambe e le tenevano la mano, tutti insieme la incoraggiavamo in ogni modo. 

La testa è affiorata lentamente, è uscita… infine ecco Vischio scivolare nel mondo. 

L’ho raccolto e l’ho accompagnato tra le braccia della mamma… è nato alle 17.15! Benvenuto magico bimbo fatato…! 

Inutile provare a raccontare la commozione e la felicità di quella famiglia appena nata, e di noi presenti. Non ci sono parole per descrivere quell’emozione. Impossibile descrivere gli occhi di una mamma e di un papà quando guardano per la prima volta il loro bimbo. 

Ritengo che non ci sia un momento più sacro, quasi si vede brillare il legame di Amore che c’è in quello sguardo. 

Aspettando che nasca la placenta li lasciamo un po’ soli… a guardarsi negli occhi, ad accarezzarsi e ad Amarsi per la prima volta, tutti e tre… 

Noi Giorgie usciamo e ci abbracciamo forte… Ce l’abbiamo fatta ancora!!! 

E il nostro, di legame, si nutre sempre di più delle briciole di quell’atto d’Amore che ci siamo impegnate a custodire e condividendo questo impegno diventiamo sempre più sorelle. 

Ci chiamano dentro… la placenta vuole uscire… Mentre Vischio prova a ciucciare Altea con qualche piccola spinta fa nascere la placenta. La lasciamo scolare nella bacinella, poi la puliamo, la avvolgiamo in un panno pulito e la sistemiamo di fianco al piccolo, ancora attaccata a lui… 

Dopo aver sistemato la stanza, ed aiutato Altea ad andare in bagno e a lavarsi e a sistemarsi, lasciamo la neofamigliola alla loro conoscenza. Salutiamo tutti e diamo l’arrivederci al giorno dopo, e stanche, felici e grate con l’Universo ci avviamo verso i nostri nidi… 

Molto molto altro è accaduto in quelle ore che non è stato scritto in queste righe. Sguardi, sorrisi, parole, emozioni e attimi impressi per sempre dentro i nostri cuori ma che non sono descrivibili. 

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